BEAUTY: LA MIA PRIMA VOLTA CON LUSH

Conoscevo già il brand Lush e ho uno store a due passi da casa, ma non ci ero mai entrata quindi questa esperienza è stata a tutti gli effetti una vera prima volta.

Tutto è inziato per caso quando un giorno una collega mi ha suggerito di provare alcuni prodotti, così ho accettato la sfida e mi sono organizzata: il giorno seguente mi sono presentata allo store Lush all’interno del Centro Commerciale Oriocenter dove una commessa molto gentile mi ha accolta con un sorriso di benvenuto. Mi sono detta: l’approccio al cliente è tutto, ottimo inizio.

All’interno dello store sono stata circondata da un’esplosione di prodotti dai colori molto vivaci, ordinatamente posizionati su scaffali di legno molto minimal e da un’aria profumata particolarmente dolce. I prodotti Lush sono dedicati alla cura dell’igiene personale: saponi, bagnoschiuma, shampo, balsamo, maschere per capelli, creme idratanti, maschere viso, prodotti per la barba e persino una piccola selezione dedicata al make-up.

Si tratta di prodotti realizzati a mano con ingredienti provenienti da frutta e verdura, totalmente privi di profumo, parabeni e siliconi. Tutto il packaging è fatto di plastica o carta riciclata al 100% ma soprattutto non sono testati sugli animali, un aspetto a cui l’azienda tiene in modo particolare, tanto da averne fatto uno dei valori più importanti del brand.

Nell’abbondante offerta di prodotti, ho chiaramente dovuto fare una scelta e ho acquistato 4 cose diverse:

  • un balsamo corpo
  • una maschera per capelli
  • una maschera viso
  • uno scrub per le labbra

Con il mio sacchetto in carta riciclata pieno di prodotti nuovi di pacca sono tornata a casa piena di curiosità e pronta a testare.

Il primo prodotto provato è stato Labbracadabra, uno scrub per le labbra contenente cristalli di zucchero e olio di jojoba biologico. Il prodotto è contenuto in un piccolo vasetto rosa fluo che si può tranquillamente portare in borsa o nel beauty case. Si applica sulle labbra con le dita e ha il magico potere di rimuovere tutte le pellicine o eventuali screpolature. L’olio di jojoba ha un’azione lenitiva e idratante. Il prodotto ha un sapore molto dolce e goloso: è perfetto come base prima di un rossetto mat o a lunga tenuta e soprattutto durante la stagione fredda.

Successivamente ho provato la maschera viso Cleopatra a base di erba di grano, papaya e ginseng. Sono sincera: sono stata attratta subito dal nome piuttosto singolare. Come tutte le maschere viso in generale, si applica sulla pelle del viso struccata e pulita e si lascia in posa per soli 10 minuti. Il prodotto ha un colore verdastro e agisce con un’azione anti-età sulla pelle del viso e del collo. Suggerisco di applicarla con un pennello piatto perché il prodotto ha una consistenza piuttosto corposa, preferibilmente la sera prima di andare a dormire.

Risultato: pelle ultra morbida e liscia.

E’ poi stato il turno di Snow Fairy, un balsamo per la pelle. Il prodotto è di colore rosa e contiene ingredienti come avocado, mango e cacao biologico. Si applica dopo la doccia sulla pelle bagnata e poi si risciacqua. Anche per l’uso di questo prodotto ho preferito è la sera: alla fine di una delle mie giornate frenetiche la mia pelle è stata avvolta da una vera e propria coccola e – non so se sia stato l’effetto del prodotto o meno – mi sono sentita così bene che me ne sono andata a nanna in perfetto relax.

La mia esperienza nel mondo dei prodotti Lush si è conclusa con la crema idratante per capelli Crine Tempestose. Il prodotto è di colore giallo e contiene ingredienti con il latte di avena e burri tropicali e l’ho scelto perché particolarmente indicato per i capelli ricci. Questa crema si può applicare sia sul capello bagnato sia sul capello asciutto e ha un’azione nutriente e di definizione del riccio. Non necessita risciacquo e il capello resta idratato e profumato.

Ovviamente tutti questi prodotti hanno ingredienti freschi privi di conservanti pertanto – fatta eccezione per lo scrub delle labbra che altrimenti diventerebbe solido – vanno riposti e conservati in frigorifero.

Questa esperienza mi ha divertita moltissimo e oltre a essere venuta in contatto con la realtà di un brand che non conoscevo direttamente, ho apprezzato notevolmente la qualità dei prodotti di un’azienda che si impegna in modo così concreto sul fronte ambientale e sulla scelta di non testare i propri prodotti sugli animali: scelte coraggiose nel mondo della cosmesi.

E poi è già tempo di pensare ai regali di Natale, no?

Daniela

 

HALLOWEEN: ASPETTANDO IL GRANDE COCOMERO

Questa ricorrenza di Halloween ha ormai preso piede anche in Italia, dove la tradizione in realtà è sempre stata legata al festeggiamento del solo il 1° novembre in quanto giorno di Ognissanti.

Maschere, zucche, mostri, film dell’orrore e scherzetti sono arrivati da altrove e solo negli ultimi anni, per questo mi sono chiesta quanti di noi ne conoscano la vera origine.

Halloween viene da Samhain ovvero l’antico capodanno celtico, la cui ricorrenza cadeva proprio tra il 31 ottobre il 1° novembre, per festeggiare la fine della stagione estiva, che un tempo veniva considerata come l’anno vecchio, e dare il benvenuto all’inverno, che era visto come l’anno nuovo perché durante i mesi freddi si metteva da parte il raccolto, ci si metteva al riparo dal freddo, prima di affrontare la stagione successiva in cui tutto sarebbe rinato, in cui tutto si sarebbe rinnovato.

Una visione ciclica della vita, basata sulla vita semplice legata alla terra e alla natura.

Durante il periodo invernale le persone si chiudevano in casa lasciando fuori le intemperie e si raccoglievano vicino al fuoco raccontandosi storie e antiche leggende.

Questo momento dell’anno trovava il suo culmine nella notte che oggi chiamiamo Halloween: il tempo si fermava, come una sorta di pausa tra l’anno vecchio e l’anno nuovo in cui la soglia tra il mondo dei vivi e quello dei morti si faceva impercettibile dando la possibilità ai due mondi di incontrarsi. Così i morti tornavano dal mondo oscuro e i vivi accendevano falò e illuminavano gli usci con braci ardenti dentro zucche intagliate, si travestivano con strane maschere e qua e là venivano lasciato cibo fuori dalle case come segno di benvenuto, come dono nei confronti di coloro che tornavano nel mondo terreno.

Una storia apparentemente macabra e che io trovo, invece, di riconciliazione, una storia che racconta un bisogno di armonia e di speranza: i morti tornano dal buio e dall’oblìo verso la vita, verso i loro cari che li accolgono illuminando loro il cammino e riponendo in loro sogni e speranze.

C’è un senso magico in tutto questo, qualcosa che oggi non ci arriva perché soffocato da quell’atteggiamento che si ha quando non si conosce qualcosa.

E poi c’è Linus, il piccolo protagonista dei Peanuts che ogni Halloween si prepara ad appostarsi nel campo di zucche in attesa del Grande Cocomero, l’essere che verrà a risolvere i grandi quesiti del mondo. Ogni anno prepara inviti e organizza una vera e propria propaganda per convincere i suoi piccoli amici che il Grande Cocomero esiste e prima o poi verrà. Un piccolo influencer.

Ecco, di Halloween mi piace questo: quel senso di deciso ottimismo che ti fa sfidare lo scetticismo di chi ti sta intorno per dimostrare che ciò in cui credi esiste ed è fonte di grande motivazione per te e per la tua vita. Perciò domani starò con la mia famiglia e andrò a trovare la nonna al cimitero per festeggiare Ognissanti, ma stasera preparo la mia zucca, tengo lo sguardo alto e aspetto anche io il Grande Cocomero.

Daniela

 

GUARDANDO IL MONDO CON GRAZIA

Mia madre comprava regolarmente Grazia quando io ero una bambina e sosteneva che fosse l’unica rivista femminile che valesse la pena leggere. Ricordo come sfogliava il settimanale tutta contenta, pagina dopo pagina, io curiosavo seduta accanto a lei e sono quasi certa che coltivassi già allora una piccola passione per le scarpe.

Oggi sono una delle tantissime affezionate lettrici, mi sono tenuta le buone abitudini di mia madre e sfoglio le pagine di moda di questo settimanale che per me fa la differenza, ma non solo per le scarpe. Ho imparato a leggere con grande interesse certi reportage, certi articoli dedicati ad argomenti di grandissima attualità, certi approfondimenti di tematiche spesso delicate per le quali è fondamentale saper trovare il taglio adeguato, la risonanza opportuna e soprattutto il giusto tono di voce. Della rivista condivido l’approccio, un certo rispettoso modo di fare notizia, anzi, giornalismo. Giornalismo serio, vero.

E la voce, soprattutto quella che viene data al mondo femminile.

Quando ho aperto il mio blog avevo già alcuni punti di riferimento, avevo perfettamente chiaro in testa quali fossero le riviste o i giornali in cui avrei ritrovato un allineamento col mio gusto e con le mie idee, non solo in fatto di moda e make-up.

Grazia era ovviamente in cima alla lista, proprio per questo, per il suo sguardo sul mondo. Uno sguardo diverso.

In più occasioni, soprattutto per certi articoli riguardanti il ruolo delle donne nel mondo del lavoro e della politica, per cui cercavo punti di vista differenti, qualcosa che andasse oltre il senso comune o l’ovvietà, ho trovato nella rivista uno sguardo che mi mancava, molto più attento e più autentico, in qualche caso più coraggioso.

Credo che oggi questa elegante e preparata rivista italiana, sia un ottimo esempio di come si possa fare giornalismo dando voce anche a ciò che appare scomodo da raccontare o che a volte non si ha voglia di ascoltare. Perché certe posizioni sono difficili da prendere, certi luoghi comuni e certi pregiudizi sono difficili da smantellare, certe scelte sono delicate da gestire e non tutti lo sanno fare, soprattutto quando alcuni continuano a considerarti solo pagine di vestiti e scarpe che passeranno di moda prima che inizi la prossima stagione. Saperlo fare aggiungendo elegante professionalità e passione per il proprio lavoro è sicuramente un plus. E tutto questo è confermato anche dalle numerose lettere ricevute dalla redazione e pubblicate nelle prime pagine: mail di lettrici che apprezzano, criticano, commentano e dicono come la pensano. Sicuramente non c’è spazio fisico per tutte, ma per ognuna di quelle pubblicate c’è sempre una risposta.

Io la chiamo “attenzione all’ascolto” e mi piace molto.

Mi piace l’idea che esista un giornale che non si limiti ad essere solo una rivista femminile, ma che ha il coraggio di fare un lavoro che va oltre, di prendere posizione, di prendere le difese o le distanze a seconda dell’argomento – come è successo con la campagna di Hillary Clinton, con i numerosi casi di femminicidio e più recentemente con le reazioni sulla vicenda di Asia Argento, un’altra delle numerose attrici vittime del produttore hollywoodiano Harvey Weinstein  – perché anche una rivista può aprire un dibattito che poi diventa dialogo, può proporre un nuovo punto di vista che poi diventa uno sguardo più attento sul mondo, specialmente il nostro, quello che viviamo oggi.

Come molti di voi sanno, di Grazia non mi perdo nemmeno un numero – o almeno faccio del mio meglio – e attendo sempre il giovedì mattina con l’emozione saltellante di una ragazzina perché non vedo l’ora di avere la mia copia. Sono piacevolmente orgogliosa di postare ogni volta la foto su Instagram e mi sono sentita davvero onorata quando la redazione, per ben 4 volte – e in modo del tutto inaspettato per me – ha pubblicato le mie foto di momenti condivisi col la rivista nel mio quotidiano.

Anche per questo ho deciso di scrivere questo post, perchè condividere una visione autentica sul mondo che vivo non poteva più essere rimandata.

Daniela