NATALE: CHI SCEGLIE IL REGALO?

Fuori ha iniziato a nevicare e questo ponte dell’Immacolata è ormai alla fine. Sono rientrata da qualche ora dalla mia seconda missione di regali di Natale, devo ancora incartarne alcuni e preparare il biglietto di ogni destinatario, ma posso dire di essere a buon punto. Man mano che sono pronti, li riporrò uno ad uno sotto l’albero e intanto sorrido pensando all’espressione di chi li riceverà: speriamo di farli tutti contenti!

La questione dei regali di Natale ogni anno è sempre la stessa: a chi fare il regalo e cosa regalare. Nel corso degli anni ho sentito e visto di tutto: il regalo inutile, il regalo su richiesta, il regalo spendo-il-meno-possibile, il regalo riciclato (e non nel senso di rispetto per l’ambiente!), il regalo costoso per fare scena, il regalo utile, il regalo basta-il-pensiero e il regalo toppato. Ma la vera domanda è: chi sceglie il regalo?

Ci sono persone che adorano fare regali e per le quali tutto il periodo che precede il Natale è una fase di puro divertimento: si tratta di persone che si organizzano per tempo, la maggior parte di loro sa già perfettamente cosa e dove andranno ad acquistare quindi nessuna bancarella, nessun mercatino artigianale né centro commerciale più alla moda resterà fuori dal loro tour del shopping natalizio. Ma ci sono anche persone che detestano profondamente questo periodo dell’anno e il pensiero dei regali è solo generatore di ansie o ulteriore fastidiosissimo stress.

E poi ci sono quelli che ritengono che il regalo debba piacere e far contento prima di tutto chi lo fa e non chi invece lo dovrà ricevere. Ecco, su questo punto ogni anno mi fermo a riflettere. Io adoro il Natale e adoro occuparmi dei regali per le persone che amo: mi piace stendere un piano ben organizzato, raccogliere suggerimenti e o indirette richieste per procedere col mio shopping natalizio, perché il mio obiettivo è fare l’altra persona contenta, fare un regalo gradito, un regalo davvero desiderato. E’ ovvio che per fare questo mi possa capitare di comprare cose che io per me stessa non comprerei mai, che a me non servano o non sollevino un mio particolare attenzione. Ma anche se io non uso un phon da viaggio e mia sorella sogna di averne uno nuovo di zecca, cercherò per lei il migliore, perché so che questo è uno dei suoi desideri per Natale.

A tutti noi è capitato almeno una volta nella vita di ricevere qualcosa che non abbiamo gradito o che non corrispondeva ai nostri desideri, e non è una questione di prezzo. E’ una semplice questione di attenzione all’altro.

Ciò che si prova ad aprire un pacchetto a Natale e quella incredibile emozione mentre realizziamo di aver ricevuto ciò che tanto abbiamo sperato, non ha prezzo. Non vi pare?

Conosco invece persone con cui da anni la questione di chi debba scegliere il regalo è un caso aperto: la loro tesi infatti si basa sul fatto che chi compra il regalo ha diritto di scelta e decisione su cosa acquistare perché il momento dell’acquisto è per loro un momento di appagamento e soddisfazione, indipendentemente da quale sarà la reazione di chi riceverà il regalo. Insomma, il regalo deve piacere a chi lo fa.

Devo dire che personalmente faccio un po’ fatica ad allinearmi con questa tesi, perché mi sta a cuore che la persona che riceverà il mio regalo sia contenta e se lo sarà, lo sarò anche io per aver esaudito un suo desiderio.

Il regalo giusto non si improvvisa: bisogna darsi da fare, raccogliere informazioni – o indizi natalizi, come li chiamo io – sui gusti dell’altro, sulle sue necessità o possibili desiderata. Per questo per trovare il regalo giusto e fare acquisti di buon senso (sotto ogni punto di vista), per i componenti della mia famiglia ho adottato ormai da un po’ la strategia della lista dei desideri: a ognuno chiedo una piccola lista di almeno 5 cose che vorrebbero come regalo di Natale e poi mi adopero per portare a termine la missione. Mia madre non sa cosa riceverà per questo Natale, ma sa che avrò tenuto conto delle sue indicazioni. In questo modo, oltre a garantirle comunque un momento di emozione quando scarterà il suo pacchetto e a farla contenta, per me sarà possibile organizzarmi e gestire meglio tutto lo shopping natalizio anche dal punto di vista economico.

E per quelli che non hanno espresso desideri e che preferiscono la sorpresa a tutti gli effetti, ecco, in questo caso serve il massimo impegno, buon senso e tanta fantasia: io punto sempre su qualcosa di utile o qualcosa che porti con sé un valore speciale, un messaggio di solidarietà, come un libro che sostenga una causa benefica come “Every child is my child” (edito da Salani), per esempio. Perché magari facendo contento qualcuno il giorno di Natale, si può contribuire alla felicità di molti altri.

Quanto alle mie amiche, beh, per loro vale lo stesso principio di attenzione verso l’altro ma non c’è bisogno di nessuna lista, perché tra amiche vere ci si riconosce anche in un battito di ciglia.

Buono shopping natalizio a tutti.

Daniela

BEAUTY: LA MIA PRIMA VOLTA CON LUSH

Conoscevo già il brand Lush e ho uno store a due passi da casa, ma non ci ero mai entrata quindi questa esperienza è stata a tutti gli effetti una vera prima volta.

Tutto è inziato per caso quando un giorno una collega mi ha suggerito di provare alcuni prodotti, così ho accettato la sfida e mi sono organizzata: il giorno seguente mi sono presentata allo store Lush all’interno del Centro Commerciale Oriocenter dove una commessa molto gentile mi ha accolta con un sorriso di benvenuto. Mi sono detta: l’approccio al cliente è tutto, ottimo inizio.

All’interno dello store sono stata circondata da un’esplosione di prodotti dai colori molto vivaci, ordinatamente posizionati su scaffali di legno molto minimal e da un’aria profumata particolarmente dolce. I prodotti Lush sono dedicati alla cura dell’igiene personale: saponi, bagnoschiuma, shampo, balsamo, maschere per capelli, creme idratanti, maschere viso, prodotti per la barba e persino una piccola selezione dedicata al make-up.

Si tratta di prodotti realizzati a mano con ingredienti provenienti da frutta e verdura, totalmente privi di profumo, parabeni e siliconi. Tutto il packaging è fatto di plastica o carta riciclata al 100% ma soprattutto non sono testati sugli animali, un aspetto a cui l’azienda tiene in modo particolare, tanto da averne fatto uno dei valori più importanti del brand.

Nell’abbondante offerta di prodotti, ho chiaramente dovuto fare una scelta e ho acquistato 4 cose diverse:

  • un balsamo corpo
  • una maschera per capelli
  • una maschera viso
  • uno scrub per le labbra

Con il mio sacchetto in carta riciclata pieno di prodotti nuovi di pacca sono tornata a casa piena di curiosità e pronta a testare.

Il primo prodotto provato è stato Labbracadabra, uno scrub per le labbra contenente cristalli di zucchero e olio di jojoba biologico. Il prodotto è contenuto in un piccolo vasetto rosa fluo che si può tranquillamente portare in borsa o nel beauty case. Si applica sulle labbra con le dita e ha il magico potere di rimuovere tutte le pellicine o eventuali screpolature. L’olio di jojoba ha un’azione lenitiva e idratante. Il prodotto ha un sapore molto dolce e goloso: è perfetto come base prima di un rossetto mat o a lunga tenuta e soprattutto durante la stagione fredda.

Successivamente ho provato la maschera viso Cleopatra a base di erba di grano, papaya e ginseng. Sono sincera: sono stata attratta subito dal nome piuttosto singolare. Come tutte le maschere viso in generale, si applica sulla pelle del viso struccata e pulita e si lascia in posa per soli 10 minuti. Il prodotto ha un colore verdastro e agisce con un’azione anti-età sulla pelle del viso e del collo. Suggerisco di applicarla con un pennello piatto perché il prodotto ha una consistenza piuttosto corposa, preferibilmente la sera prima di andare a dormire.

Risultato: pelle ultra morbida e liscia.

E’ poi stato il turno di Snow Fairy, un balsamo per la pelle. Il prodotto è di colore rosa e contiene ingredienti come avocado, mango e cacao biologico. Si applica dopo la doccia sulla pelle bagnata e poi si risciacqua. Anche per l’uso di questo prodotto ho preferito è la sera: alla fine di una delle mie giornate frenetiche la mia pelle è stata avvolta da una vera e propria coccola e – non so se sia stato l’effetto del prodotto o meno – mi sono sentita così bene che me ne sono andata a nanna in perfetto relax.

La mia esperienza nel mondo dei prodotti Lush si è conclusa con la crema idratante per capelli Crine Tempestose. Il prodotto è di colore giallo e contiene ingredienti con il latte di avena e burri tropicali e l’ho scelto perché particolarmente indicato per i capelli ricci. Questa crema si può applicare sia sul capello bagnato sia sul capello asciutto e ha un’azione nutriente e di definizione del riccio. Non necessita risciacquo e il capello resta idratato e profumato.

Ovviamente tutti questi prodotti hanno ingredienti freschi privi di conservanti pertanto – fatta eccezione per lo scrub delle labbra che altrimenti diventerebbe solido – vanno riposti e conservati in frigorifero.

Questa esperienza mi ha divertita moltissimo e oltre a essere venuta in contatto con la realtà di un brand che non conoscevo direttamente, ho apprezzato notevolmente la qualità dei prodotti di un’azienda che si impegna in modo così concreto sul fronte ambientale e sulla scelta di non testare i propri prodotti sugli animali: scelte coraggiose nel mondo della cosmesi.

E poi è già tempo di pensare ai regali di Natale, no?

Daniela

 

HALLOWEEN: ASPETTANDO IL GRANDE COCOMERO

Questa ricorrenza di Halloween ha ormai preso piede anche in Italia, dove la tradizione in realtà è sempre stata legata al festeggiamento del solo il 1° novembre in quanto giorno di Ognissanti.

Maschere, zucche, mostri, film dell’orrore e scherzetti sono arrivati da altrove e solo negli ultimi anni, per questo mi sono chiesta quanti di noi ne conoscano la vera origine.

Halloween viene da Samhain ovvero l’antico capodanno celtico, la cui ricorrenza cadeva proprio tra il 31 ottobre il 1° novembre, per festeggiare la fine della stagione estiva, che un tempo veniva considerata come l’anno vecchio, e dare il benvenuto all’inverno, che era visto come l’anno nuovo perché durante i mesi freddi si metteva da parte il raccolto, ci si metteva al riparo dal freddo, prima di affrontare la stagione successiva in cui tutto sarebbe rinato, in cui tutto si sarebbe rinnovato.

Una visione ciclica della vita, basata sulla vita semplice legata alla terra e alla natura.

Durante il periodo invernale le persone si chiudevano in casa lasciando fuori le intemperie e si raccoglievano vicino al fuoco raccontandosi storie e antiche leggende.

Questo momento dell’anno trovava il suo culmine nella notte che oggi chiamiamo Halloween: il tempo si fermava, come una sorta di pausa tra l’anno vecchio e l’anno nuovo in cui la soglia tra il mondo dei vivi e quello dei morti si faceva impercettibile dando la possibilità ai due mondi di incontrarsi. Così i morti tornavano dal mondo oscuro e i vivi accendevano falò e illuminavano gli usci con braci ardenti dentro zucche intagliate, si travestivano con strane maschere e qua e là venivano lasciato cibo fuori dalle case come segno di benvenuto, come dono nei confronti di coloro che tornavano nel mondo terreno.

Una storia apparentemente macabra e che io trovo, invece, di riconciliazione, una storia che racconta un bisogno di armonia e di speranza: i morti tornano dal buio e dall’oblìo verso la vita, verso i loro cari che li accolgono illuminando loro il cammino e riponendo in loro sogni e speranze.

C’è un senso magico in tutto questo, qualcosa che oggi non ci arriva perché soffocato da quell’atteggiamento che si ha quando non si conosce qualcosa.

E poi c’è Linus, il piccolo protagonista dei Peanuts che ogni Halloween si prepara ad appostarsi nel campo di zucche in attesa del Grande Cocomero, l’essere che verrà a risolvere i grandi quesiti del mondo. Ogni anno prepara inviti e organizza una vera e propria propaganda per convincere i suoi piccoli amici che il Grande Cocomero esiste e prima o poi verrà. Un piccolo influencer.

Ecco, di Halloween mi piace questo: quel senso di deciso ottimismo che ti fa sfidare lo scetticismo di chi ti sta intorno per dimostrare che ciò in cui credi esiste ed è fonte di grande motivazione per te e per la tua vita. Perciò domani starò con la mia famiglia e andrò a trovare la nonna al cimitero per festeggiare Ognissanti, ma stasera preparo la mia zucca, tengo lo sguardo alto e aspetto anche io il Grande Cocomero.

Daniela

 

GUARDANDO IL MONDO CON GRAZIA

Mia madre comprava regolarmente Grazia quando io ero una bambina e sosteneva che fosse l’unica rivista femminile che valesse la pena leggere. Ricordo come sfogliava il settimanale tutta contenta, pagina dopo pagina, io curiosavo seduta accanto a lei e sono quasi certa che coltivassi già allora una piccola passione per le scarpe.

Oggi sono una delle tantissime affezionate lettrici, mi sono tenuta le buone abitudini di mia madre e sfoglio le pagine di moda di questo settimanale che per me fa la differenza, ma non solo per le scarpe. Ho imparato a leggere con grande interesse certi reportage, certi articoli dedicati ad argomenti di grandissima attualità, certi approfondimenti di tematiche spesso delicate per le quali è fondamentale saper trovare il taglio adeguato, la risonanza opportuna e soprattutto il giusto tono di voce. Della rivista condivido l’approccio, un certo rispettoso modo di fare notizia, anzi, giornalismo. Giornalismo serio, vero.

E la voce, soprattutto quella che viene data al mondo femminile.

Quando ho aperto il mio blog avevo già alcuni punti di riferimento, avevo perfettamente chiaro in testa quali fossero le riviste o i giornali in cui avrei ritrovato un allineamento col mio gusto e con le mie idee, non solo in fatto di moda e make-up.

Grazia era ovviamente in cima alla lista, proprio per questo, per il suo sguardo sul mondo. Uno sguardo diverso.

In più occasioni, soprattutto per certi articoli riguardanti il ruolo delle donne nel mondo del lavoro e della politica, per cui cercavo punti di vista differenti, qualcosa che andasse oltre il senso comune o l’ovvietà, ho trovato nella rivista uno sguardo che mi mancava, molto più attento e più autentico, in qualche caso più coraggioso.

Credo che oggi questa elegante e preparata rivista italiana, sia un ottimo esempio di come si possa fare giornalismo dando voce anche a ciò che appare scomodo da raccontare o che a volte non si ha voglia di ascoltare. Perché certe posizioni sono difficili da prendere, certi luoghi comuni e certi pregiudizi sono difficili da smantellare, certe scelte sono delicate da gestire e non tutti lo sanno fare, soprattutto quando alcuni continuano a considerarti solo pagine di vestiti e scarpe che passeranno di moda prima che inizi la prossima stagione. Saperlo fare aggiungendo elegante professionalità e passione per il proprio lavoro è sicuramente un plus. E tutto questo è confermato anche dalle numerose lettere ricevute dalla redazione e pubblicate nelle prime pagine: mail di lettrici che apprezzano, criticano, commentano e dicono come la pensano. Sicuramente non c’è spazio fisico per tutte, ma per ognuna di quelle pubblicate c’è sempre una risposta.

Io la chiamo “attenzione all’ascolto” e mi piace molto.

Mi piace l’idea che esista un giornale che non si limiti ad essere solo una rivista femminile, ma che ha il coraggio di fare un lavoro che va oltre, di prendere posizione, di prendere le difese o le distanze a seconda dell’argomento – come è successo con la campagna di Hillary Clinton, con i numerosi casi di femminicidio e più recentemente con le reazioni sulla vicenda di Asia Argento, un’altra delle numerose attrici vittime del produttore hollywoodiano Harvey Weinstein  – perché anche una rivista può aprire un dibattito che poi diventa dialogo, può proporre un nuovo punto di vista che poi diventa uno sguardo più attento sul mondo, specialmente il nostro, quello che viviamo oggi.

Come molti di voi sanno, di Grazia non mi perdo nemmeno un numero – o almeno faccio del mio meglio – e attendo sempre il giovedì mattina con l’emozione saltellante di una ragazzina perché non vedo l’ora di avere la mia copia. Sono piacevolmente orgogliosa di postare ogni volta la foto su Instagram e mi sono sentita davvero onorata quando la redazione, per ben 4 volte – e in modo del tutto inaspettato per me – ha pubblicato le mie foto di momenti condivisi col la rivista nel mio quotidiano.

Anche per questo ho deciso di scrivere questo post, perchè condividere una visione autentica sul mondo che vivo non poteva più essere rimandata.

Daniela

 

 

 

 

MILANO FASHION WEEK: ORGOGLIO E PASSIONE

Anche questa Settimana della Moda milanese è finita.

E’ stata una settimana davvero incredibile. Sono moltissimi gli eventi che si sono susseguiti, non sono mancate le sorprese e i momenti di grande emozione. Raccontare una settimana così non è mai cosa semplice, perché vorresti ricordarti ogni cosa, citare ogni protagonista, dare spazio a ogni dettaglio.

Per questa edizione, ho volutamente scelto di dare priorità a certi stilisti: ho preso il programma e mi sono segnata ciò che mi interessava di più, perché tutto non si può fare e volevo godermi certi momenti che ritenevo fondamentali.

Gucci ha aperto il sipario il primo giorno con un nuovo incredibile show di Alessandro Michele: geniale e visionario, il direttore creativo di Gucci ha accolto il suo pubblico in un’atmosfera storica, tra gigantesche statue e ambientazione da dancing floor. Ogni creazione ha sfilato carica di energia: il marchio della maison sempre in primo piano, acconciature folte in pieno mood fine Anni Settanta, collane che dettano stile, grandi e vistose, bellissime. Ancora una volta tanta ricerca nel passato per creare un nuovo futuro, Alessandro Michele è senza dubbio un talento rarissimo e irrefrenabile.

La maison romana Fendi è andata in scena il secondo giorno tra straordinarie atmosfere tropicale e futuristiche. Karl Lagerfeld ha creato una collezione piena di colori caldi, di stampe geometriche e scollature vogliose. E’ stupefacente l’incessante creatività di un direttore creativo come Lagerfeld che è lui stesso un’icona. Maledettamente top!

Nello stesso giorno è stato il turno di Prada. Ancora una volta Miuccia Prada strabilia con la sua fervida immaginazione e la scelta di mixare le cose più diverse. Il suo messaggio militaresco è tra le stampe a fumetti, i maxi cappotti a doppio petto e le giacche private della maniche. Borchie, bottoni preziosi e dettagli animalier hanno accompagnato l’invito a essere indipendenti, a pensare con la propria testa. E ciò che ogni volta lascia a bocca aperta è l’incredibile e indissolubile legame che c’è tra Miuccia e l’arte.

Giorgio Armani è stato capace di rompere nuovi schemi: acconciature cortissime e make-up futurista hanno fatto da cornice a temi floreali dai colori vivacissimi, stampe asimmetriche e tessuti fluttuanti anche sulle gonne corte. Tra il suo pubblico c’erano Cate Blanchett e la regina Charlene. Armani resta indiscutibilmente Re Giorgio.

Il terzo giorno è stato il turno di Donatella Versace la cui sfilata è andata in scena in memoria dell’indimenticabile fratello Gianni, della cui scomparsa ricorrono i 20 anni proprio quest’anno. Il pubblico presente è stato trasportato agli anni d’oro di Gianni, allo sfarzo delle sue creazioni: i tessuti riportavano stampe provenienti dagli archivi della maison per celebrare la vita e il suo genio creativo. E la sorpresa finale è stato l’olimpo con le 5 top model amate da Gianni Versace: in abiti dorati ecco Carla Bruni, Helena Christensen, Cindy Crawford, Claudia Schiffer e Naomi Campbell. Applausi e tanta emozione per queste muse indimenticabili e ancora bellissime.

Ma le sfilate che personalmente mi hanno colpita di più sono state quelle di Elisabetta Franchi e Dolce & Gabbana.

Elisabetta Franchi ha scelto una passerella in legno e scenografia country per la sua donna che ritorna alla tradizione andando indietro nel tempo fino all’Ottocento, ritrovando accessori femminili importanti come cappelli e guanti. Seguo la stilista da anni, di Elisabetta mi piace – oltre al suo stile ineguagliabile – la determinazione e la coerenza, anche quella di aver scelto di sfilare fuori calendario a causa di divergenze in merito al posizionamento e all’orario. La bellezza della sua sfilata me la sono goduta in diretta su Instagram.

E infine Dolce & Gabbana, in festa doppia e doppio show. Prima una sfilata segreta sabato sera dedicato a collezione di abiti da sera con un cast tutto millennials e social influencer e poi la sfilata ufficiale nella giornata di domenica dove in passerella hanno sfilato modelle vestite di pizzo, verdura, animali e carte da gioco. La donna di Dolce & Gabbana è una Regina di Cuori circondata di gioia e passione. Ovviamente non sono mancati i riferimenti alla Sicilia, sempre nel cuore.

Ma che altro è successo in questa incredibile settimana?

E’ stata anche la prima volta del Green Carpet Fashion Awards Italia, evento organizzato dalla Camera della Moda in collaborazione con Livia Firth – moglie dell’attore Colin Firth – dedicato alla sostenibilità ambientale e sociale. Molti gli ospiti internazionali intervenuti e il tappeto su cui farsi immortalare stavolta era di colore verde. L’evento si è svolto presso il Teatro alla Scala e tra gli stilisti sono stati 4 gli italiani premiati per il loro impegno sostenibile: Giorgio Armani, Miuccia Prada, Pierpaolo Piccioli e Alessandro Michele. Ma la più bella sul Green Carpet è stata Gisele Budchen in un meraviglioso abito lungo di Stella McCartney.

Questa Milano Fashion Week è stata davvero innovativa e ricchissima, ha dato più spazio al talento e ai giovani, ma soprattutto ha mostrato quanto è grande la passione per il proprio lavoro: un’eccellenza tutta italiana di cui essere sfacciatamente orgogliosi.

Prossima fermata: Parigi.

 

(Photo da www.vogue.it e www.nowfashion.com)

 

 

WEEKEND: BREVE STORIA DI UNA DOMENICA DI PIOGGIA

Sono letteralmente fuggita dalla città ogni weekend da maggio a settembre. Il caldo in aumento, tutto quel sole senza manco una nuvola e l’estate che avanzava prepotente mi faceva voglia di buttare due cose in una borsa, saltare in macchina e via, anche solo per poche ore, andare.

Partire.

Sarà questa estate piena di sole che è sembrata più lunga del previsto, sarà che l’inverno non è decisamente la mia stagione e mi piace solo la neve, sarà che spero sempre che sia una giornata di sole – pur sapendo che di questa pioggia adesso abbiamo davvero bisogno – e sarà che sono io, che ferma, chiusa in casa, faccio sempre un po’ fatica. Perché mi sembra di sprecare tempo, di buttare via la mia giornata, mentre fuori il mondo va e chissà cosa mi sto perdendo.

Così, anche stamattina sveglia presto e attiva ancora prima, una volta preso atto che tutto quello che avevo in mente di fare questo weekend non sarebbe stato realizzabile – incluse alcuni scatti outdoor – mi sono soffermata a riflettere su questa mia incapacità di stare ferma, chiusa in casa, a guardare le goccioline sulla finestra che riescono a stare aggrappate al vetro anche dopo che la pioggia ha smesso e mi sono detta: se ce la fanno loro a stare ferme senza scivolare, posso farcela anche io. Perché in fondo queste ore chiuse a casa sono sempre ore del mio tempo, tempo della mia vita e non è vero che sono sprecate. Non è vero che sono buttate, anzi, sono sempre fatte di minuti preziosi. Questo tempo che ho per me, potrebbe mancarmi un giorno.

Così mi sono preparata la colazione, ho preparato qualche scatto per la settimana, ho sistemato un po’ di scarpe rimaste in giro durante la settimana e con la mia bella tazza di thè verde sul tavolo, mi sono messa a scrivere in attesa del pranzo. E per il pomeriggio mi aspetta un bel film sul divano, mi guardo un po’ di sfilate online e se smette potrebbe scapparci una bella merenda in una caffetteria vicino casa.

Mi guardo le foto della mia estate, so già di sentirne la mancanza. Certi colori, certi profumi, certe risate si sentono anche dentro una foto.  Poi guardo la mia pelle che lentamente perderà tutto il colore del sole anche con la migliore delle creme. Ma ci saranno altri colori, altri profumi e io intendo affrontare questo inverno con più entusiasmo.

Mentre scrivo, alcuni amici sono partiti per un viaggio, a New York va in scena la Settimana della Moda che spero prima o poi di vedere dal vivo e ha smesso di piovere.  Mi viene in mente la tipica scena quando il lunedì mattina in ufficio i colleghi chiedono: “Cosa hai fatto nel weekend?”. Come se ci fosse sempre qualcosa di  supereccezionale da dire, manco fosse una gara a chi ha fatto la cosa più interessante se non la più fighissima. Magari uno è arrivato al venerdì semplicemente stanco e non vedeva l’ora di dormire di più, per recuperare energie e sonno. Magari è andato a fare la spesa perché il frigo era vuoto e aveva voglia di un contatto con il mondo esterno anziché ordinare tutto online. Magari vuoi soltanto stare con la tua famiglia a chiacchierare perché in settimana non ti vedono mai. Magari, uno aveva fatto programmi e ha dovuto rinunciare per via della pioggia e ripiegare su una giornata in casa con libro e film.

Oppure, come la sottoscritta, sono settimane che sei via tutti i weekend e la tua casa ti reclama, come dire: “Senti, ma vuoi fermarti un attimo e stare anche un po’ qui?”.

Buona domenica a tutti.

Daniela

 

 

 

 

 

VACANZE FINITE: COME AFFRONTARE IL RIENTRO IN UFFICIO

E così anche queste vacanze sono giunte al termine un po’ per tutti. Qualcuno è già tornato al lavoro, qualcuno sta per affrontare il famigerato lunedì del rientro.

Per più anni di fila, seguendo il consiglio di un collega più anziano – e più saggio! – ho volutamente scelto di non rientrare al lavoro di lunedì. Il mio collega sostiene che rientrando in ufficio di martedì o mercoledì, l’impatto sia meno traumatico perché tornare al lavoro a settimana iniziata, oltre a consentire di riprendere il ritmo poco alla volta, aiuta la produttività e favorisce un approccio maggiormente positivo.

Devo dire che questa scelta di seguire questa teoria, si è rivelata molto utile e perfettamente funzionante per me fino all’anno scorso. Quest’anno invece il mio rientro in ufficio cadrà proprio di lunedì.

Ma come ci si prepara al rientro in ufficio dopo le vacanze?

Lunedì a parte, io ho ormai il mio metodo.

1- Bella fresca

Innanzitutto cerco di arrivare al mio lunedì bella riposata: quindi gli ultimi due giorni tendo ad andare a letto prima, a non strafare col cibo e col vino, a non fare le ore piccole nel weekend che precede il mio rientro. Ci tengo a tornare al lavoro con un aspetto riposato e luminoso, che sappia di vacanza, per cui la sera prima faccio sempre anche una maschera al viso e prima di andare a letto una bella tisana.

2 – Connessione

Lavorando nell’ufficio di un’azienda che non chiude mai ho la possibilità di connettermi e tenere sott’occhio la posta ed eventuali urgenze che ovviamente si sono ridotte allo zero nel mese di agosto. Qualche giorno prima di rientrare in ufficio comincio a leggere le mails per capire cosa mi aspetta, cosa è successo e per allinearmi con chi è rientrato prima di me. Cerco sempre di non arrivare al giorno di rientro con posta arretrata eccessiva che mi porterebbe via tempo prezioso e mi farebbe ripartire già, per certi versi, in affanno.

3 – Nuove regole

Come a gennaio, anche settembre è un po’ il mese degli obiettivi. Per me è il mese in cui faccio più che altro il punto dell’anno: torno agli obiettivi che mi sono posta a gennaio – soprattutto quelli personali – cercando di capire a che punto sono (vedi post http://www.theflared.com/2017-ecco-i-buoni-propositi/ ) e solitamente, stabilisco nuove regole per me: questo mi aiuta ad accelerare col raggiungimento di ciò che mi ero prefissata, a rivedere eventuali intoppi e ad aggiustare il tiro se necessario. Ma soprattutto a capire se gli obiettivi che mi ero data 8 mesi fa sono ancora quelli che voglio raggiungere. Nei prossimi 4 mesi intendo concentrarmi al massimo sui miei progetti e sulle nuove opportunità che stanno nascendo.

4 – Outfit e make up

Il mio rientro in ufficio richiede un po’ di attenzione anche per quanto riguarda il mio make up e l’outfit: se necessario anticiperò qualche acquisto ma soprattutto preparerò i miei capi la sera prima dopo aver verificato le previsioni del tempo (mentre scrivo è venerdì e ci sono ancora 30 gradi ma per il weekend è previsto un abbassamento delle temperature e pioggia) e l’agenda del giorno. Quanto al make up, l’accento sarà sulle ciglia quindi poco ombretto ma di massima tenuta e tanto mascara, irrinunciabile per me.

5 – Applicare la nuova “me”

Ho avuto delle vacanze favolose. Per il secondo anno di fila ho spezzato le mie vacanze in due destinazioni differenti: il mare e una città. Chi mi ha seguito per tutto il tempo su Instagram sa quanto ho adorato il Salento e Copenhagen, due luoghi dove non ero mai stata prima.  In mezzo, tra un volo e l’altro, tra un cambio valigia e uno spostamento, ci sono stati gli amici, la mia famiglia, infinite giornate di sole e la partecipazione a ben due matrimoni. Per non farmi mancare proprio niente! In tutto questo ho staccato dal mio lavoro, soprattutto mentalmente, e dalla mia immensa stanchezza accumulata. Mi sono concentrata sul mio tempo, sulle persone che amo, ho letto di più, ho investito sul mio blog e su di me per una nuova me.

E sarà la nuova Me, piena di entusiasmo e vibrazioni positive, di voglia di fare cose nuove e di crescere che affronterà il rientro al lavoro lunedì.

Auguro un buon rientro al lavoro a tutti.

Daniela

 

 

 

 

IL MIO VIAGGIO NEL SALENTO

Adesso che sono passati giorni dal mio rientro dal Salento e che le mie vacanze sono quasi al termine, ripenso a tutto ciò che ho vissuto e a tutto ciò che di meraviglioso hanno potuto godere i miei occhi. E sono pronta a scrivere.

La vacanza nel Salento è nata un pò per caso e un pò all’ultimo minuto, ma era già un paio di anni che guardavo foto, curiosavo online, leggevo esperienze di alcuni travel blogger e ascoltavo ammaliata i racconti di amici che ci erano già stati. Mi sono chiesta cosa stessi aspettando ancora. Ho prenotato un volo low cost su Brindisi, cercato un hotel che fosse in una località più a sud possibile e preso un’auto a noleggio online. Poi, sono andata a comprarmi la mia Lonely Planet dedicata alla Puglia.

Il fatto è che sono arrivata a queste vacanze molto stanca, e l’idea di andare una decina di giorni al mare mi faceva già sentire su un altro pianeta. Ma dopo tanti viaggi all’estero, sentivo il bisogno di un mare nostrum, un mare italiano. Avevo voglia di questo, sì. Ho scelto un hotel a Santa Maria di Leuca, che in latino è detta de finibus terrae, cioè l’ultimo pezzo di terra. E’ sulla punta del tacco dello stivale: qui il mare Adriatico e il mar Ionio si incontrano e si passano il testimone come in una staffetta universale. E io volevo stare proprio qui, così avrei anche potuto più facilmente spostarmi sia sul lato adriatico sia sul lato ionico, perché, fondamentalmente, non volevo perdermi nulla.

Il mio tour nel Salento è cominciato il giorno stesso che sono atterrata a Brindisi e in compagnia abbiamo ritirato l’auto a noleggio: avevo già in mente tutto quello che volevo vedere. Quindi prima tappa Alberobello.

Da bambina a casa su una mensola c’era un piccolo trullo che osservavo sempre con curiosità. Un piccolo souvenir di un viaggio fatto dai miei quando erano soltanto loro due e di me non era ancora prevista nemmeno l’esistenza. Per anni sono stata a osservare quel piccolo souvenir, quella casetta a punta tutta bianca con uno strano tetto. E così Alberobello ha avuto la priorità.

Alberobello si trova nel cuore della Valle d’Itria e i trulli sono una costruzione diffusa un po’ in tutta l’area, tra distese di ulivi e terra rossa. Ci siamo arrivati in una giornata di sole senza manco una nuvola, il cielo blu perfetto come solo Dio poteva fare. E Alberobello era lì con le sue stradine, i suoi viottoli e i suoi trulli. Mi sono addentrata ovunque: volevo vedere, fare foto, scoprire e andare alla ricerca di qualcosa di artigianale, qualcosa di bello e fatto a mano da portare a casa dal mio viaggio, come avevano fatto mia madre e mio padre. Mi sono comprata un centrotavola lavorato a macramé, un tipo di ricamo molto particolare – e molto difficile da realizzare – che rischia di scomparire perché nessuno più lo vuole imparare, e ovviamente un piccolo trullo.

Dopo Alberobello, la destinazione è stata l’hotel a Santa Maria di Leuca, anche perché eravamo in piedi dalle 4.15 del mattino. Ho scelto un hotel un po’ fuori dal paese, volevo qualcosa di simile a una masseria, che fosse nel verde o tra gli ulivi. Il Montirò Hotel è stata una decisione assolutamente perfetta.

Nei giorni successivi, abbiamo dato la precedenza alla costa adriatica, dove ci sono meno spiagge, ma molti più scogli, grotte e calette. E sono state proprio le grotte ad attirare la mia attenzione. Nella zona di Castro abbiamo visitato la Grotta Zinzulusa, dentro la quale ci si addentra a piedi con una guida e pagando un biglietto che dura tutto il giorno. Poi con una barca, abbiamo visitato la Grotta Azzurra e la Grotta Palombara. E il colore del mare, vi assicuro, è difficile da descrivere. Perché ti lascia senza fiato con tutte quelle sfumature di azzurro, verde e blu.

Rientrando verso Santa Maria di Leuca, abbiamo optato per la Litoranea, la strada che costeggia il mare e che attraversa tutte le località. Se non avessimo optato per questa scelta non saremmo arrivati a Tricase Porto, un paesino con un piccolo porto e un paio di ristoranti interessanti.

Sempre sulla costa adriatica sono stata a Torre dell’Orso dove c’è una favolosa spiaggia incastonata tra rocce e alla famosa Grotta della Poesia, una piccola insenatura con acque trasparenti. Tutti volevano fare una foto qui, ma ovviamente, essendo ad agosto, c’era parecchia gente, e quindi non è stato semplice!

Poco distante da qui nella località di Melendugno, è possibile lasciare parcheggiare l’auto e addentrarsi in un sentiero che porta sul costone di roccia che dà sul mare. Da qui si possono ammirare le Due Sorelle, due faraglioni che raccontano una strana leggenda. Si dice che due sorelle abbiano perso la vita in mare e che per questo due faraglioni siano emersi dalle acque in loro ricordo. I due faraglioni sono vicinissimi tra loro, quasi in un tentativo di abbraccio.

E poi è stato il momento della costa ionica. Risalendo da Santa Maria di Leuca, abbiamo passato una giornata in spiaggia a Pescoluse, in quella zona di costa chiamata Maldive del Salento. C’è una gigantesca sdraio a segnalare la località, impossibile non vederla. Qui il mare è completamente diverso. La costa è tutta spiaggia libera per kilometri. A ridosso della spiaggia è tutta terra rossa e selvaggia e poi solo la strada.

Ecco, lasciatela così. Non mettetevi a costruire casermoni, megaresort ed ecomostri. Questa costa infinita e selvaggia merita di essere lasciata così, accessibile a tutti, ma aperta e libera.

Sarà perchè quel giorno il vento soffiava forte e il mare era piuttosto agitato, ma le Maldive del Salento mi sono sembrate davvero un posto incredibilmente esotico. Diciamo pure che c’è stato un momento in cui mi sono detta: ciaone, io resto qua.

Quando mi sono ripresa da tutto il vento, il mare e il sale, abbiamo organizzato una giornata in un’altra meravigliosa località nell’entrotrerra: Ostuni.

Ostuni è arroccata su una collina ed è tutta bianca. Così si è difesa dalle invasioni e dalle pestilenze. E’ bellissima e io me ne sono davvero innamorata. Abbiamo girato a piedi tutto il tempo, mi sono persa nelle stradine, nelle botteghe di ceramiche, di gioielli e abiti fatti a mano. Qui – ma se qualcuno di voi ha seguito tutto il mio viaggio su Instagram lo sa! – ho fatto il mio shopping più interessante e soprattutto mi sono comprata un Pumo!

Rientrando da Ostuni, ci è stato consigliato di fare un salto a Torre Guaceto, di nuovo sulla costa adriatica.  Qui abbiamo lasciato l’auto in un parcheggio lungo la strada e un trenino turistico ci ha portato fino alla spiaggia. Era domenica, tardo pomeriggio, se n’erano andati praticamente tutti. Avete presente com’è una spiaggia senza nessuno?

Gli ultimi giorni abbiamo rallentato: siamo stati più in spiaggia e goderci il mare e il sole e dedicato solo una mezza giornata a Gallipoli, la cittadina più grossa e famosa del Salento sulla costa ionica. Non avendo molto tempo ed essendo con altre persone, ci siamo concentrati sul mercato del pesce – che volevo vedere assolutamente! – , sul centro storico e sulla camminata della Riviera. Ma, quando gli altri si sono distratti, sono riuscita a infilarmi in un negozietto carinissimo di abiti e accessori fatti a mano. E a fare shopping, ovviamente! 🙂

Il giorno della partenza, avendo il volo la sera, l’ho lasciato per Santa Maria di Leuca. Dall’hotel ho camminato a piedi fino al faro e al Santuario, una camminata di qualche km ma fattibile per chiunque. Il faro è della Marina Militare e illumina fino a 40 km di distanza. Accanto, un piazza assolata porta al famoso Santuario. Qui dove la terra finisce, entrambi vegliano, danno luce e speranza a chi ha perso la rotta, a coloro che vivono questa terra e a chi, come me, passa di qui.

Seduta su una poltroncina in aeroporto, attendo l’apertura del mio gate. Nella valigia ci sono i piccoli oggetti che mi sono comprata e di cui sono orgogliosa perché hanno reso possibile questo racconto. Negli occhi ho ancora la luce, il colore del mare, nella mente mille immagini che valgono più di ogni fotografia. Mi sento il cuore pieno di emozione, penso a tutto ciò che ho visto e a ogni incontro speciale fatto.

Il Salento, una terra incredibile: ho adorato la mia vacanza!

Daniela

 

 

 

CHIARA FERRAGNI: A MILANO IL PRIMO SHOWROOM

E alla fine tutto questo navigare ha trovato un porto.

Il primo showroom di Chiara Ferragni ha finalmente aperto a Milano (via Capelli, zona piazza Gae Aulenti) ieri. Uno spazio di circa 100mq dalle linee semplici ma eleganti, tutto vetro e divanetti, dove Chiara ha deciso di allestire il suo primo negozio vero e proprio ospitando la nuova collezione. La notizia era già online da qualche giorno, molti si chiedevano se avrebbe interrotto la vacanza a Capri per presenziare al proprio evento e così non ho potuto fare a meno di andare a dare un’occhiata.

L’occhio con le lunghe ciglia, logo del brand che porta il nome della più famosa blogger italiana, primeggia sul fascione scuro della vetrina sotto cui  l’insegna “Chiara Ferragni” tirata a lucido è nome, cognome e brand allo stesso tempo.

All’interno ho trovato tutti i più famosi capi di Chiara: le famose t-shirt, le felpe, gli zainetti, le immancabili cover per l’iPhone e molto spazio dedicato alle scarpe, dalla sneaker alla ballerina glitterata. Tutto brilla tra il bianco, l’argento, il rosa e l’azzurro mentre coppie di scarpe si alternano una dietro l’altra, tra colori e modelli differenti, su un nastro scorrevole ricordando il percorso delle modelle durante una sfilata.

Sul pavimento un tappeto mi lancia un’occhiata con lunghe ciglia. E sembra dire: “Ti piace tutto questo?”.

Ho curiosato attentamente ovunque all’interno dello store, lo staff è stato molto gentile e disponibile. E lo ammetto: mi sono trattenuta dal fare qualsiasi acquisto perché il mio obiettivo era vedere dal vivo tutta la collezione e farmi un’idea.

All’esterno, ragazze a caccia di selfie e qualche irriverente curioso dal video facile per dimostrare che il negozio ha aperto ma di Chiara, nemmeno l’ombra (in realtà era stata allo store il giorno prima).

Sono molti quelli che la criticano, parecchi quelli che la insultano – basta leggere certi commenti lasciati sul suo profilo Instagram –  e probabilmente tanti quelli che la invidiano (però la seguono) per la vita che fa e per il suo indiscutibile successo: sempre in viaggio, trucco impeccabile, capelli meravigliosi, hotel da sogno e persino per la sua storia d’amore con Fedez. A tutti questi si aggiungono i milioni di fans che la adorano e che la prendono a modello e che sognano, perché no, un guardaroba come il suo.

Ma Chiara non è più una blogger nè solo un’influencer: è un’imprenditrice a tutti gli effetti e probabilmente un nuovo modello di business. E un suo store a Milano non poteva mancare.

Perché Chiara non si ferma e va avanti per la propria strada. Altro volo, altro viaggio, altra meta, altra foto, con coraggio e ottimismo. Ha costruito un’azienda che cresce con numeri sbalorditivi, è testimonial di famosi brand, il suo account su Instagram ha raggiunto i 10 milioni di followers e da un posto all’altro del mondo, continua a mettere in pista nuovi progetti, nuove idee, a rompere schemi.

Forse per gli haters non c’è tempo.

Con quel suo logo a forma di occhio Chiara Ferragni lancia il messaggio più semplice e immediato di tutti: “guardami”.

E decisamente più che social. E funziona.

Sì, mi piace!